La battaglia di Luneto

L'Anpi di Salsomaggiore, sezione An­teo Mainardi partigiano “Can­to”, ha commemorato il 73° anniversario

L'Anpi di Salsomaggiore, sezione An­teo Mainardi partigiano “Can­to”, ha commemorato il 73° anniversario della battaglia di Luneto.

Nella battaglia, avvenuta il 14 luglio del 1944, per­sero la vita i cinque partigiani salsesi Rolando Vignali “Kru­ger “, medaglia d’oro al valor militare, Vittorio Sorenti “Tempesta”, Carlo Bottoni “Tom”, Emilio Vignali “Tego”, Armando Leone “Carlos”, tutti decorati con la medaglia d’argento al valore.

Lungo il tragitto verso il monumento che ricorda la battaglia di Luneto, sono state effettuate bre­vi soste ai cippi ai caduti della lotta partigiana. A Luneto, alla presenza dei rappresentati dell'Anpi di Salsomaggiore con il presidente Patrizia Mainardi e i partigiani Gianni Dall’asta “Tigre”, Rolando Favalesi “Nani”, e Nello Ferri, dell’Anpi provinciale, dell’Anpi di felino, Soragna, Medesano, del vice sindaco di Salsomaggiore Giorgio Pigazzani, del sindaco di Bore Fausto Ralli e delle forze dell’ordine del Comune di Pellegrino, è stata posata la corona d’alloro davanti al monumento dedicato ai caduti di Luneto cui è seguita la benedizione dell’anziano parroco di Bore che ha portato la sua testimonianza di quando, allora bambino, assistette più volte al soccorso di partigiani feriti, trasportati e assistiti presso la chiesa  parrocchiale.

Dopo il saluto delle autorità è seguita la messa a suffragio nella chiesetta di Pozzolo, dove il presidente Anpi di Salsomaggiore Patrizia Mainardi ha espresso il proprio ringraziamento alle autorità, al presidente onorario Silvia Cabassi e alla comunità di Pozzolo per la generosa accoglienza. Il presidente dell’Anpi di Noceto e responsabile settore formazione Anpi nazionale, Paolo Papotti, ha letto lo scritto di un partigiano condannato a morte che raccomandava alla figlia di stare vicino alla mamma e di studiare tanto, perché solo apprendendo e conoscendo si diventa in grado di fare delle scelte. È stato sottolineato il fatto che in questa lettera, così come quasi nella totalità delle lettere, i condannati a morte non inveiscono mai contro i loro aguzzini.

 

08.08.17